Sintesi dell’incontro del 3 febbraio 2026

Luogo: Biblioteca Joyce Lussu, Roma

Partecipanti: Paloma Cardoso, Fabiana Colajori, Fiammetta Crivelli, Andrea Delluomo, Chiara Frontini, Federica Griesi, Stefania Menchinelli, Ottavia Murru, Benedetta Paris, Francesca Perna, Giuliana Riunno, Gabriele Scorzoni.
Le attività si sono svolte con la guida di Giuliana Riunno, Andrea Delluomo e Benedetta Paris.

1. Sintesi dell’attività esperienziale esterna

L’incontro si è aperto con un’attività di esplorazione dello spazio esterno alla biblioteca. Bendate, le persone partecipanti hanno mappato l’ambiente prima individualmente, poi in coppia e infine come unico gruppo unito da corde. Questa fase, mirata alla de-costruzione della percezione visiva a favore di quella aptica, ha stimolato riflessioni sulla relazione con l’altro e con lo spazio.

La ridefinizione dello Spazio: Lo spazio esterno della Biblioteca non è stato più percepito come un insieme di oggetti (muri, alberi, panchine), ma come un insieme di ostacoli e opportunità tattili. La percezione è diventata “ravvicinata”.

La Fiducia Radicale: Essere legati agli altri ha imposto una delega totale. Se chi sta davanti si ferma, io mi fermo. È emersa la parola “Responsabilità” non come concetto etico astratto, ma come tensione fisica della corda.

L’Immedesimazione Corporea: Non si è trattato di “capire” cosa prova una persona cieca, ma di abitare quella condizione. La riflessione post-attività ha evidenziato come il corpo impari più velocemente della mente.

2. Debrief e riflessioni sul tocco e la percezione

Dalle testimonianze raccolte subito dopo l’attività, sono emersi i seguenti punti chiave:

     

      • La percezione dell’altro: È stata sottolineata la differenza tra il tocco visibile e quello al buio: “Solitamente vediamo arrivare il tocco degli altri… oggi avete in qualche modo tanti di voi sperimentato il sentirsi toccati all’improvviso… c’è un attimo di fastidio sia per chi tocca che per chi è toccato”.

    • Lo spazio del contatto: È emersa la consapevolezza che “c’è sempre uno spazio prima del tocco… un avvicinamento per quanto rapido… nel momento in cui invece tocchiamo senza essere visti e senza vedere, tocchiamo comunque in una maniera diversa”.

    3. Esercitazioni pratiche di traduzione sensoriale

    Il gruppo ha svolto tre esercizi mirati a comprendere la complessità della comunicazione tattile:

    • Disegno da descrizione aptica: In coppia, una partecipante ha descritto un oggetto toccato (senza vederlo) mentre l’altra lo disegnava.
      • Bias cognitivi: “Faccio più affidamento sulla mia conoscenza che su quello che mi sta dicendo lei perché mi è più facile… se nella mia testa si crea un’immagine di una cosa che conosco, io mi fido più della mia immagine preconcetta”.
      • Distorsione dimensionale: È stato notato che un oggetto piccolo, per essere compreso nei dettagli, “ci sembra sempre molto più piccolo della realtà”.
    • Lettura bendata di un libro tattile (Elefanti):
      • Sintesi vs Dettaglio: È stato osservato che il tatto è un senso analitico: “Il tatto è analitico, per cui non c’è il colpo d’occhio bensì un’esplorazione centimetro per centimetro”.
      • Errori di trasposizione visiva: Concetti puramente visivi come la prospettiva o l’ombra sono risultati inefficaci al tatto: “Ragionare sulla prospettiva non ha alcun senso perché la prospettiva esiste solo per la vista”. Sull’ombra: “Non possiamo conoscere la forma dell’ombra al tatto… possiamo conoscere il fresco dell’ombra, che è un’altra cosa”.
      • Grammatica della materia: È fondamentale la coerenza dei materiali: “Il materiale usato per realizzare un elemento non può cambiare a un certo punto del libro diventando quello usato per altri elementi, altrimenti non si capisce più niente”.
    • Descrizione per forme geometriche (Il gatto):
      • I partecipanti hanno cercato di far disegnare un gatto usando solo geometrie: “Dovrete affidarvi alle forme geometriche che sono quelle che poi vengono utilizzate maggiormente per descrivere un’immagine alle persone cieche”.
      • L’attività ha messo in evidenza le differenze nel modo di descrivere un oggetto che si hanno fra persone normovedenti e persone cieche, e di come la grammatica dei primi non si adatti automaticamente a una descrizione finalizzata a visualizzare qualcosa da parte delle persone con disabilità visiva.
      • Il valore dell’errore: L’esercizio ha mostrato che “nell’errore c’è anche il valore dell’errore… se qualcosa non siamo riusciti a comunicarlo al meglio la possiamo sempre riaggiustare”.

    4. Caso studio: “Saremo Alberi” e trasposizione culturale

    Benedetta Paris ha presentato un’evoluzione del libro tattile “Saremo Alberi” di Mauro Evangelista.

    • Progetto fotografico LIS: Al posto della corda che forma l’albero, il progetto utilizza foto di mani che segnano in LIS, Lingua dei Segni Italiana: “Una mano classica, una mano contorsionista, elegante, viziata, ansiosa, saggia… lottatrice, rassegnata”.
    • Obiettivo: Realizzare una “trasposizione culturale… dalla lingua vocale alla lingua dei segni” affinché il prodotto sia “fruibile e godibile per ogni persona”.

    5. Conclusioni e valori progettuali

    L’incontro ha confermato la necessità di superare la semplice “trasposizione a rilievo” per approdare a una vera generazione di esperienze.

    • Centralità del corpo: “Un’immagine tattile è pensata per il corpo per intero. Quindi come la agisco, come la muovo… è molto più importante rispetto a cosa sento sotto alle quattro dita”.
    • L’impegno delle biblioteche: Il progetto rafforza la missione delle Biblioteche di Roma di essere luoghi di comunità dove “essere in qualche modo uguali di fronte a questi servizi e veramente in qualche modo democratici”.
     
     

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